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La storia del mostro di Frankenstein, non essendo stata utilizzata come soggetto di alcun balletto di repertorio classico, ci è nota soprattutto attraverso le numerose rappresentazioni teatrali e cinematografiche. Il coreografo Liam Scarlett, artista in sede del Royal Ballet, ha però realizzato un balletto basato sulla versione integrale del celebre romanzo gotico di Mary Shelley.

Strutturato in tre atti, è il frutto della collaborazione tra due grandi compagnie di danza: il San Francisco e il Royal Ballet. Scarlett ha inoltre personalmente commissionato la partitura a Lowell Lieberman, il quale si è impegnato nella realizzazione della musica, sotto l’attenta supervisione del coreografo che ha così avuto la possibilità di controllare e modificare alcuni particolari del lavoro.

È soprattutto il tema dell’amore che Liam Scarlett ha voluto far emergere nella sua produzione, aspetto che accompagna la storia dei personaggi e costruisce tra loro particolari relazioni. Vive nel coreografo la consapevolezza che il romanzo di Shelley sia attraversato da tematiche molto più profonde di quelle che potrebbero apparire da una lettura superficiale.

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Dalla Royal Opera House di Londra: “Giselle”, in diretta al cinema.

Noi ve lo raccontiamo così… Giselle: tra realtà e magia.

Ogni volta che va in scena Giselle è impossibile ignorare il fantastico scenario che ci si palesa davanti.

L’opera, scritta da Theophile Gautier nel 1841, è considerata uno dei primi e più conosciuti balletti romantici. I due atti che dividono la storia permettono allo spettatore di intraprendere un viaggio ricco di emozioni, visioni che tolgono il fiato e lo sollevano da terra. Non a caso, gli stessi personaggi del balletto romantico sono esseri sospesi tra realtà e sogno coinvolti in amori impossibili e per questo infelici.

Fin dalla sua prima apparizione del 1841, Giselle apportò al balletto classico una novità grazie alla sua ambientazione carica di effetti scenici. È stato Perrot ad occuparsi della scenografia apportando soluzioni spettacolari: danzatrici sospese in aria, botole nelle quali svanire come per magia, ed altalene per apparire. Per la prima volta sembrava di vivere in un vero e proprio mondo fantastico. Stregati dai paesaggi immersi nella natura del primo atto e dalle alte atmosfere romaniche del secondo, la stampa dell’epoca accolse con ovazione l’evento, tanto da definirlo “carico di effetti poetici”.

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